Guerrino Piersanti: tra la matita, la satira e la memoria
Ci sono persone che non si limitano ad abitare un luogo: ne diventano il tratto distintivo, l’ironia di fondo, la memoria condivisa. Guerrino Piersanti è stato questo per San Gemini. Un pittore, uno sguardo libero, un’anima sempre pronta a scompaginare la rigidità della vita quotidiana con un sorriso o una provocazione sottile.
Quasi quindici anni fa lo ritrassi per la prima volta con una vecchia compatta digitale: camicia bianca, l’immancabile sigaretta tra i bocchini e quella risata aperta che gli illuminava il volto in piazza. Era la sua presenza costante, la cifra stilistica di un uomo che viveva d’arte e di relazioni.


Guerrino non custodiva la sua arte in una torre d’avorio. La sua bottega era la strada, la taverna, l’incontro casuale. Non era raro vederlo indossare la sua iconica fascia da “sindaco” — un’investitura popolare e autoironica — mentre si metteva al tavolo a disegnare insieme ai giovani talenti del paese, come Felipe Eduardo Caciolo, creando un pontile tra generazioni di artisti.
O ancora, vederlo trascinare la figlia in un ballo improvvisato tra i tavoli di una taverna durante la Giostra dell’Arme. Per lui ogni occasione era buona per celebrare la vita.


Negli ultimi tempi la sua verve si era concentrata su una serie di quadri e vignette satiriche dedicate ai personaggi della politica nazionale. La sua non era mai malizia punitiva, ma lo sguardo acuto di un osservatore di provincia che vedeva passare governi e cravatte rimanendo sempre fedele alla propria indipendenza.
L’episodio più memorabile avvenne nel 2019, durante la visita di Luigi Di Maio a San Gemini. Guerrino non scompose il suo passo: preparò la sua vignetta e andò ad aspettarlo davanti alla taverna. Con l’immancabile abito scuro e la fascia tricolore, si mise in attesa trattando con la scorta con la calma di un veterano, finché non riuscì a stringere la mano al Ministro e mostrare la sua opera. Uno spaccato di reportage puro, dove la solennità delle istituzioni si è dovuta piegare per un attimo all’irriverenza genuina dell’arte di paese.
San Gemini, 2019. L’attesa davanti alla taverna, la trattativa con la scorta e l’incontro con Di Maio.
Dietro le battute, le fasce tricolori e la satira di strada, c’era però un’osservazione profonda e silenziosa di sé. Lo dimostra un suo autoritratto a matita in bianco e nero: pochi tratti essenziali di grafite in cui Guerrino si spoglia di ogni maschera pubblica per guardarsi allo specchio con estrema intimità.
Lo scorso anno la sua mostra antologica postuma ha raccolto questo immenso patrimonio visivo, riportando i suoi quadri tra i vicoli e le sale di San Gemini. Ma forse lo scatto che riassume meglio tutto è quello in cui teneva in mano quel foglietto goliardico con scritto “500 euro”, poi trasformato con un tratto di penna in un semplice “ciao”. Un’immagine così vera ed essenziale che la famiglia ha scelto di inciderla sulla sua tomba.
Guerrino se n’è andato così, lasciandoci le sue tele, la sua ironia e un salutare “ciao” che continua a risuonare tra le pietre del borgo.


In Rino Veritas
Nell’aprile del 2025, a distanza di poco più di un anno dalla sua scomparsa, la famiglia e la cittadinanza hanno voluto rendergli omaggio con la mostra personale “In Rino Veritas” presso il Museo Diocesano di Terni. Un titolo che era già una dichiarazione d’intenti: la verità schietta, eclettica e sarcastica che Guerrino ha messo in ogni sua creazione, dai tempi dell’Istituto d’Arte e della storica Galleria Mentana in corso Vecchio fino agli ultimi lavori.
Un percorso espositivo che ha raccolto il suo tratto poliedrico e quella satira mai banale, riportando al centro l’opera di un artista a tutto tondo. Fotografare le sue opere esposte e il flusso di amici e appassionati tra le sale del museo è stato come chiudere un cerchio: il racconto di un uomo che, da Terni a San Gemini, ha saputo lasciare un’impronta indelebile nella memoria di tutti noi.












Terni, aprile 2025. L’omaggio a Guerrino Piersanti con la mostra “In Rino Veritas” al Museo Diocesano.




