Trovo sempre un certo fascino nell’uscire di notte con uno smartphone in tasca al posto…
Il paese che conosco, e quello che fotografo
Ci vivo da 42 anni.
Quindi, teoricamente, dovrei sapere com’è San Gemini.
Il problema è che quando arriva la notte non sono più tanto sicuro.
D’estate la piazza si riempie. I tavoli escono dai bar, qualcuno si ferma sui gradini, le persone si incontrano e si salutano, mentre le pietre del paese restituiscono una luce diversa da quella del giorno.
È una notte ancora piena di cose.

Non cerco necessariamente la cartolina.
Dopo tanti anni sarebbe anche abbastanza difficile fotografare San Gemini come se l’avessi appena scoperta.
Mi interessano di più quei momenti in cui il paese sembra dimenticarsi di essere un paese da fotografare.
Un tavolo, due persone che parlano, qualcuno che aspetta, qualcuno che guarda.
A volte basta stare qualche minuto nello stesso posto.
Non succede niente di particolare.
Ed è proprio quello che mi interessa.

Poi, lentamente, la notte cambia.
Non è ancora vuota.
Ma cominciano a comparire spazi tra le persone.
E poi arriva il momento in cui non c’è più molto da fotografare.
O almeno così sembrerebbe.
Passata la festa, finita la serata, chiusi i bar, il paese rimane lì.
Le stesse pietre.
Le stesse strade.
Ma senza nessuno che le attraversi.

È una cosa che mi piace della notte.
Durante il giorno San Gemini appartiene a chi ci vive, a chi passa, a chi lavora, a chi viene a visitarla.
A una certa ora, invece, sembra appartenere soltanto a se stessa.
D’inverno questa sensazione è ancora più evidente.
Dopo le feste, quando vengono via le ultime decorazioni e le piazze tornano alle loro dimensioni normali, basta camminare qualche minuto per incontrare più finestre illuminate che persone.

A quel punto non serve più aspettare che succeda qualcosa.
Si può semplicemente camminare.
Guardare una luce accesa.
Una porta.
Una strada che gira dietro un angolo.
E magari scattare.
Ci vivo da 42 anni.
Continuo a conoscerla abbastanza bene da sapere dove andare.
Ma non abbastanza bene da sapere cosa troverò dietro l’angolo.
Forse è per questo che continuo a fotografarla.








