La misura del fuoco: fotografare la strada senza troppi calcoli
Quando nella piazza di un borgo si spengono le luci e partono gli spettacoli col fuoco, le regole del gioco cambiano di colpo. Per chi fa le foto non è per niente facile: si passa dal buio pesto a fiammate che ti accecano in una frazione di secondo. Le misurazioni della macchina impazziscono, la gente spinge e lo spazio per muoversi è pochissimo.



In quei momenti non c’è tempo per pensare ai menu o guardare lo schermo. Devi conoscere i tasti e le ghiere della tua macchina così bene da girarli quasi a occhi chiusi, a memoria viscerale.
Poi c’è il discorso della fortuna (o chiamiamolo pure culo, che rende meglio l’idea). Siamo onesti: la componente fortuna in questi eventi c’è sempre. Ma c’è una bella differenza tra cercarsi l’attimo e fare lo “sborone” con la raffica a 20 fotogrammi al secondo. Chi compra l’ultimo modello da migliaia di euro e smitraglia nel buio sperando che su 300 scatti uno venga bene, in fondo non sta fotografando: sta facendo una scommessa statistica. Oltretutto, l’otturatore della macchina ringrazia e saluta prima del tempo…



La differenza sta nel mettersi in posizione, intuire il movimento dell’artista e scattare quando “senti” che sta per succedere qualcosa. Se poi la foto non è perfetta, pazienza. Diceva benissimo Letizia Battaglia: «I difetti di una foto non sono niente se la foto racconta, se fa battere il cuore».



Un po’ di micromosso sulla mano che scaglia le scintille o un’ombra leggermente troppo chiusa non sono errori da cancellare: sono la prova che eri lì, a un metro dalle fiamme, a masticare il fumo insieme al pubblico.

